I gravissimi scontri avvenuti in Val di Susa, che hanno provocato il ferimento di oltre 120 appartenenti alle Forze dell’ordine, impongono una riflessione che vada oltre la cronaca. Da oltre quindici anni gli assalti ai cantieri della Torino – Lione si ripetono con modalità sempre più organizzate e violente.
In questo lungo periodo sono cambiati vertici, dirigenti e responsabili dell’ordine pubblico, ma il fenomeno è rimasto sostanzialmente immutato, confermando la presenza di gruppi che hanno fatto della violenza il loro unico strumento di lotta, sostituendo il c onfronto civile e democratico con la violenza, l’ abuso e la prevaricazione.È necessario distinguere con assoluta chiarezza tra chi manifesta legittimamente il proprio dissenso e chi, invece, organizza gravissime azioni criminali.
Chi tende imboscate alle Forze dell’ordine, lancia pietre, razzi, ordigni artigianali, bombe carta e bottiglie incendiarie contro operatori impegnati nel servizio non è un manifestante, ma un comune criminale.Nessuna presunta motivazione ideologica può conferire dignità politica a condotte che si risolvono esclusivamente in violenza organizzata e aggressione ad altre persone.Si tratta di gruppi organizzati che agiscono con premeditazione, sfruttando il dissenso come copertura per colpire lo Stato attraverso i suoi servitori.Le aggressioni vengono pianificate per sorprendere gli operatori, sfruttando il territorio, attaccando da più direzioni e ricorrendo a strumenti sempre più offensivi con il deliberato intento di provocare il maggior numero possibile di feriti. Modalità che rivelano tutta la vil tà e la spregiudicatezza di chi sceglie di colpire uomini e donne impegnati a garantire la legalità e la sicurezza di tutti.
I Funzionari di Polizia operano quotidianamente in un contesto estremamente complesso, chiamate a garantire contemporaneamente la s icurezza pubblica e il pieno esercizio del diritto costituzionale di manifestare.Ogni servizio di ordine pubblico è improntato ai principi di gradualità, proporzionalità e tutela dell’incolumità delle persone.Prevenire non significa poter impedire qualsi asi episodio di violenza.Significa predisporre il miglior dispositivo possibile sulla base delle informazioni disponibili, contenere i rischi e proteggere cittadini e operatori.Quando gruppi organizzati scelgono deliberatamente la violenza come metodo di azione, la responsabilità delle aggressioni ricade esclusivamente su chi le organizza e le mette in atto.
Gli oltre 120 appartenenti alle Forze dell’ ordine rimasti feriti rappresentano il drammatico bilancio di una giornata che conferma come la violenza i n Val di Susa non sia un episodio occasionale, ma un fenomeno strutturato e consolidato.Dietro la protesta opera una componente criminale che utilizza il dissenso come schermo per condurre sistematiche aggressioni contro le istituzioni e contro il personale in uniforme.
Come Associazione maggiormente rappresentativa dei funzionari della Polizia di Stato, riteniamo che questi eventi confermino la necessità di proseguire con determinazione nel percorso di rafforzamento delle capacità operative delle Forze di polizia.L’Amministrazione ha già avviato un importante percorso di potenziamento dell’attività informativa, della formazione del personale, delle dotazioni tecnologiche, dei dispositivi di protezione individuale e dell’ aggiornamento delle tecniche operative, intraprendendo una direzione che condividiamo pienamente e che riteniamo debba essere ulteriormente sviluppata. Rafforzare costantemente gli strumenti normativi e le capacità operative delle Forze di polizia significa mettere gli operatori nelle migli ori condizioni per prevenire e contrastare minacce in continua evoluzione, tutelandone l’incolumità e garantendo, nello stesso tempo, la sicurezza dei cittadini, la piena tutela delle libertà costituzionali e l’autorevolezza dello Stato di diritto.
Torino, 29 luglio 2026
Il Segretario Regionale Piemonte/Valle D’Aosta Giorgio Pozza
Comunicato Segr. Piemonte/Valle d’Aosta 29/07/2026
FUNZIONARI POLIZIA, ‘CHI TENDE IMBOSCATE NON È MANIFESTANTE MA CRIMINALE’ Anfp: “in Val di Susa modalita’ sempre piu’ violente” (ANSA) – TORINO, 29 LUG – “Chi tende imboscate alle forze dell’ordine, lancia pietre, razzi, ordigni artigianali, bombe carta e bottiglie incendiarie contro operatori impegnati nel servizio non e’ un manifestante, ma un comune criminale”. Lo afferma l’Anfp Piemonte e Valle d’Aosta, l’Associazione nazionale funzionari di Polizia, in una nota firmata dal segretario regionale Giorgio Pozza. “I gravissimi scontri avvenuti in Val di Susa, che hanno provocato il ferimento di oltre 120 appartenenti alle Forze dell’ordine, impongono una riflessione che vada oltre la cronaca”. Secondo l’Anfp, da oltre quindici anni gli assalti ai cantieri della Torino-Lione si ripetono “con modalita’ sempre piu’ organizzate e violente”. L’associazione sottolinea la necessita’ di distinguere “tra chi manifesta legittimamente il proprio dissenso e chi, invece, organizza gravissime azioni criminali”. Per l’associazione, “dietro la protesta opera una componente criminale che utilizza il dissenso come schermo per condurre sistematiche aggressioni contro le istituzioni e contro il personale in uniforme”. “Quando gruppi organizzati scelgono deliberatamente la violenza come metodo di azione, la responsabilita’ delle aggressioni ricade esclusivamente su chi le organizza e le mette in atto”, dice ancora la nota. (ANSA).