Nel 46° anniversario della strage alla Stazione di Bologna, l’Associazione Nazionale Funzionari di Polizia rende omaggio alle 85 vittime e rinnova la propria vicinanza ai loro familiari e a tutti coloro che furono colpiti da uno dei più gravi attentati terroristici della storia della Repubblica.
Alle ore 10.25 del 2 agosto 1980 una bomba devastò la stazione centrale di Bologna, provocando una ferita che continua a segnare la coscienza del Paese. Il ricordo di quella tragedia costituisce un dovere civile e istituzionale che non può affievolirsi con il trascorrere del tempo.
Le sentenze definitive della magistratura hanno accertato le responsabilità degli esecutori materiali dell’attentato, riconducendolo al terrorismo neofascista, e hanno successivamente individuato ulteriori concorrenti nella realizzazione della strage. Si tratta di una verità giudiziaria costruita attraverso decenni di indagini, processi e decisioni definitive, resa possibile dall’impegno di magistrati, investigatori e appartenenti alle Forze di polizia che, nonostante depistaggi e gravissime difficoltà, hanno perseguito con determinazione l’accertamento dei fatti.
Ricordare la strage di Bologna significa anche riaffermare un principio fondamentale: il fascismo e ogni sua espressione eversiva rappresentano la negazione della democrazia, dello Stato di diritto e dei valori sanciti dalla Costituzione repubblicana. L’uso della violenza politica, del terrorismo e della paura per condizionare le istituzioni è incompatibile con una società libera e democratica.
Per questo la memoria non può essere soltanto commemorazione. Deve tradursi in un impegno costante a difendere le istituzioni democratiche, a contrastare ogni forma di estremismo e di terrorismo, qualunque ne sia la matrice ideologica, e a trasmettere alle nuove generazioni il valore della libertà, della legalità e del rispetto della persona.
L’Associazione Nazionale Funzionari di Polizia rinnova il proprio impegno al servizio della Repubblica e della Costituzione, nella consapevolezza che custodire la memoria delle vittime significa rafforzare la democrazia e impedire che l’odio e la violenza possano ancora trovare spazio nella vita del nostro Paese. Così in una nota Enzo Letizia segretario dell’associazione nazionale funzionari di polizia