Riteniamo che il dibattito sull’eventuale istituzione di una Guardia nazionale debba rappresentare soprattutto l’occasione per riflettere su come rafforzare il sistema della sicurezza pubblica già delineato dal nostro ordinamento.
L’Italia dispone di un modello che, nel corso degli anni, ha dimostrato solidità, equilibrio ed efficacia. La legge n. 121 del 1981 ha dato piena attuazione ai principi della Costituzione, delineando un sistema fondato sulla netta distinzione tra difesa dello Stato e sicurezza pubblica, sul coordinamento delle Forze di polizia e sul ruolo delle Autorità di pubblica sicurezza. A oltre quarant’anni dalla sua approvazione, appare oggi più che mai urgente non soltanto preservarne l’impianto, ma darne piena e coerente attuazione, valorizzando tutte le sue potenzialità e le figure ordinamentali che essa ha introdotto, a partire dall’Autorità tecnica di pubblica sicurezza, che rappresenta uno dei cardini del sistema democratico della sicurezza. Una scelta che ha definitivamente archiviato modelli appartenenti ad altre stagioni della storia nazionale, affidando la sicurezza dei cittadini a istituzioni civili, democratiche e pienamente inserite nell’ordinamento costituzionale.
In questo quadro, il Prefetto esercita le funzioni di Autorità provinciale di pubblica sicurezza sotto il profilo politico-amministrativo, mentre il Questore rappresenta l’Autorità provinciale di pubblica sicurezza tecnico-operativa, chiamata a dirigere i servizi di prevenzione, ordine e sicurezza pubblica.
L’ANFP è pienamente consapevole che lo scenario internazionale imponga una riflessione sul rafforzamento della capacità dello Stato di fronteggiare anche situazioni eccezionali, comprese eventuali emergenze nazionali. Tuttavia, tali esigenze devono trovare risposta nel pieno rispetto dell’assetto costituzionale e dell’ordinamento vigente, senza alterare il delicato equilibrio tra funzioni di difesa e funzioni di sicurezza interna.
Per questo motivo riteniamo che, quando si affrontano temi che incidono sull’architettura della sicurezza della Repubblica, sia necessario utilizzare parole che uniscono e non che dividono. Non si scherza con le parole, perché le parole evocano modelli istituzionali. Non si scherza con il passato, perché il nostro Paese ha conosciuto stagioni che la Repubblica ha definitivamente superato. E non si scherza con la storia, perché la Costituzione è il frutto di una scelta consapevole compiuta dal popolo italiano.
Fu una scelta che vide convergere culture politiche diverse – cattolica, liberale, socialista, repubblicana e azionista – nella convinzione che la nuova Repubblica dovesse fondarsi su istituzioni democratiche, affidando la sicurezza pubblica ad Autorità civili e alle Forze di polizia e mantenendo distinta tale funzione dalla difesa militare dello Stato. Anche per questo, l’evocazione di una “Guardia nazionale”, pur se ispirata a modelli stranieri, rischia nel contesto italiano di richiamare riferimenti storici che il nostro ordinamento costituzionale ha consapevolmente superato.
Se oggi il Paese avverte l’esigenza di elevare ulteriormente i livelli di sicurezza, la risposta non può che essere quella di investire nelle donne e negli uomini della Polizia di Stato e delle altre Forze di polizia, incrementando gli organici, migliorando la formazione, sviluppando le tecnologie, valorizzando le professionalità e assicurando condizioni di lavoro adeguate alle responsabilità esercitate.
Ogni eventuale innovazione organizzativa dovrà quindi salvaguardare la distinzione tra funzioni di difesa e funzioni di sicurezza interna, evitando sovrapposizioni di competenze che potrebbero incidere sull’efficacia di un modello che ha consentito all’Italia di affrontare il terrorismo, la criminalità organizzata, le grandi emergenze nazionali e le più complesse esigenze di ordine e sicurezza pubblica.
La sicurezza della Repubblica non si rafforza recuperando espressioni del passato, ma investendo nelle istituzioni che la Costituzione e la legge n. 121 del 1981 hanno consegnato alla democrazia italiana. È su questo terreno che l’Associazione Nazionale Funzionari di Polizia continuerà a offrire il proprio contributo di idee, di esperienza e di responsabilità istituzionale, nella convinzione che il futuro della sicurezza si costruisca rafforzando ciò che ha dimostrato di funzionare, non rimettendo in discussione gli equilibri che rappresentano una delle più importanti conquiste della Repubblica.

Così in una nota Enzo Letizia Segretario dell’Associazione Nazionale Funzionari di Polizia.

 

 

 

SICUREZZA: ANFP, GUARDIA NAZIONALE? NON SI SCHERZA CON LA STORIA = (AGI) – Roma, 25 giu. – L’Associazione nazionale funzionari di polizia ritiene che il dibattito sull’eventuale istituzione di una Guardia nazionale debba rappresentare soprattutto “l’occasione per riflettere su come rafforzare il sistema della sicurezza pubblica gia’ delineato dal nostro ordinamento”. “L’Italia – ricorda in una nota Enzo Letizia, segretario dell’Associazione nazionale funzionari di polizia – dispone di un modello che, nel corso degli anni, ha dimostrato solidita’, equilibrio ed efficacia. La legge numero 121 del 1981 ha dato piena attuazione ai principi della Costituzione, delineando un sistema fondato sulla netta distinzione tra difesa dello Stato e sicurezza pubblica, sul coordinamento delle forze di polizia e sul ruolo delle autorita’ di pubblica sicurezza. A oltre quarant’anni dalla sua approvazione, appare oggi piu’ che mai urgente non soltanto preservarne l’impianto, ma darne piena e coerente attuazione, valorizzando tutte le sue potenzialita’ e le figure ordinamentali che essa ha introdotto, a partire dall’Autorita’ tecnica di pubblica sicurezza, che rappresenta uno dei cardini del sistema democratico della sicurezza. Una scelta che ha definitivamente archiviato modelli appartenenti ad altre stagioni della storia nazionale, affidando la sicurezza dei cittadini a istituzioni civili, democratiche e pienamente inserite nell’ordinamento costituzionale”. In questo quadro, continua Letizia, “il prefetto esercita le funzioni di Autorita’ provinciale di pubblica sicurezza sotto il profilo politico-amministrativo, mentre il Questore rappresenta l’Autorita’ provinciale di pubblica sicurezza tecnico-operativa, chiamata a dirigere i servizi di prevenzione, ordine e sicurezza pubblica. L’Anfp e’ pienamente consapevole che lo scenario internazionale imponga una riflessione sul rafforzamento della capacita’ dello Stato di fronteggiare anche situazioni eccezionali, comprese eventuali emergenze nazionali. Tuttavia, tali esigenze devono trovare risposta nel pieno rispetto dell’assetto costituzionale e dell’ordinamento vigente, senza alterare il delicato equilibrio tra funzioni di difesa e funzioni di sicurezza interna. Per questo motivo riteniamo che, quando si affrontano temi che incidono sull’architettura della sicurezza della Repubblica, sia necessario utilizzare parole che uniscono e non che dividono. Non si scherza con le parole, perche’ le parole evocano modelli istituzionali”. “Non si scherza con il passato – continua la nota – perche’ il nostro Paese ha conosciuto stagioni che la Repubblica ha definitivamente superato. E non si scherza con la storia, perche’ la Costituzione e’ il frutto di una scelta consapevole compiuta dal popolo italiano. Fu una scelta che vide convergere culture politiche diverse – cattolica, liberale, socialista, repubblicana e azionista – nella convinzione che la nuova Repubblica dovesse fondarsi su istituzioni democratiche, affidando la sicurezza pubblica ad Autorita’ civili e alle forze di polizia e mantenendo distinta tale funzione dalla difesa militare dello Stato. Anche per questo, l’evocazione di una ‘Guardia nazionale’, pur se ispirata a modelli stranieri, rischia nel contesto italiano di richiamare riferimenti storici che il nostro ordinamento costituzionale ha consapevolmente superato. Se oggi il Paese avverte l’esigenza di elevare ulteriormente i livelli di sicurezza, la risposta non puo’ che essere quella di investire nelle donne e negli uomini della Polizia di Stato e delle altre forze di polizia, incrementando gli organici, migliorando la formazione, sviluppando le tecnologie, valorizzando le professionalita’ e assicurando condizioni di lavoro adeguate alle responsabilita’ esercitate”. “Ogni eventuale innovazione organizzativa – conclude il leader sindacale – dovra’ quindi salvaguardare la distinzione tra funzioni di difesa e funzioni di sicurezza interna, evitando sovrapposizioni di competenze che potrebbero incidere sull’efficacia di un modello che ha consentito all’Italia di affrontare il terrorismo, la criminalita’ organizzata, le grandi emergenze nazionali e le piu’ complesse esigenze di ordine e sicurezza pubblica. La sicurezza della Repubblica non si rafforza recuperando espressioni del passato, ma investendo nelle istituzioni che la Costituzione e la legge 121 del 1981 hanno consegnato alla democrazia italiana. E’ su questo terreno che l’Associazione nazionale dei funzionari di polizia continuera’ a offrire il proprio contributo di idee, di esperienza e di responsabilita’ istituzionale, nella convinzione che il futuro della sicurezza si costruisca rafforzando cio’ che ha dimostrato di funzionare, non rimettendo in discussione gli equilibri che rappresentano una delle piu’ importanti conquiste della Repubblica”. (AGI)

 

Anfp, ‘la Guardia nazionale evoca il passato, non si scherza con la storia’ (ANSA) – ROMA, 25 GIU – “L’evocazione di una ‘Guardia nazionale’, pur se ispirata a modelli stranieri, rischia nel contesto italiano di richiamare riferimenti storici che il nostro ordinamento costituzionale ha consapevolmente superato.
Riteniamo che il dibattito sull’eventuale istituzione di una Guardia nazionale debba rappresentare l’occasione per riflettere su come rafforzare il sistema della sicurezza pubblica gia’ delineato dal nostro ordinamento”. Cosi’ in una nota Enzo Letizia, segretario dell’Associazione nazionale funzionari di polizia (Anfp).
“L’Italia – spiega – dispone di un modello che, nel corso degli anni, ha dimostrato solidita’, equilibrio ed efficacia. La legge n. 121 del 1981 ha dato piena attuazione ai principi della Costituzione, delineando un sistema fondato sulla netta distinzione tra difesa dello Stato e sicurezza pubblica, sul coordinamento delle Forze di polizia e sul ruolo delle Autorita’ di pubblica sicurezza”.
“Per questo motivo riteniamo che, quando si affrontano temi che incidono sull’architettura della sicurezza della Repubblica, sia necessario utilizzare parole che uniscono e non che dividono. Non si scherza con le parole, perche’ le parole evocano modelli istituzionali. Non si scherza con il passato, perche’ il nostro Paese ha conosciuto stagioni che la Repubblica ha definitivamente superato. E non si scherza con la storia, perche’ la Costituzione e’ il frutto di una scelta consapevole compiuta dal popolo italiano”, ha sottolineato Letizia.
“Ogni eventuale innovazione organizzativa dovra’ quindi salvaguardare la distinzione tra funzioni di difesa e funzioni di sicurezza interna. La sicurezza della Repubblica non si rafforza recuperando espressioni del passato, ma investendo nelle istituzioni che la Costituzione e la legge n. 121 del 1981 hanno consegnato alla democrazia italiana”, ha concluso il segretario. (ANSA).