Signor Capo della Polizia,

l’Associazione Nazionale Funzionari di Polizia intende sottoporre alla Sua attenzione una riflessione che riteniamo non più rinviabile e che investe, in modo diretto, il futuro della funzione dirigenziale di pubblica sicurezza.

Negli ultimi anni si è progressivamente determinata una distanza crescente tra il livello delle responsabilità esercitate dai funzionari di polizia, sin dalle qualifiche iniziali, e il riconoscimento economico e ordinamentale ad esse connesso.

Tale disallineamento si manifesta con particolare evidenza nella fase iniziale della carriera, caratterizzata da un prolungato periodo nei ruoli direttivi, della durata di otto anni, durante il quale vengono assunte responsabilità sempre più complesse in termini di pianificazione, gestione e direzione dei servizi, senza che a ciò corrisponda un adeguato riconoscimento sotto il profilo economico e delle prospettive professionali.

Questa criticità si inserisce in un contesto più ampio di crescente concorrenza tra carriere pubbliche ad alta qualificazione.

Un laureato in giurisprudenza, infatti, può oggi orientarsi verso molteplici percorsi – magistratura, prefettura, carriera diplomatica, dirigenza statale o degli enti locali – nei quali l’accesso avviene direttamente in qualifiche dirigenziali e/o comunque con trattamenti economici significativamente più elevati sin dall’ingresso.

Al contrario, la carriera dei funzionari di polizia prevede una lunga fase iniziale direttiva di 8 anni, con livelli retributivi sensibilmente inferiori, al termine della quale soltanto si accede alla dirigenza.

Si tratta di una differenza che incide in modo determinante sulle scelte dei giovani laureati e che contribuisce a spiegare la progressiva perdita di attrattività del concorso per l’accesso alla carriera dei funzionari della Polizia di Stato.

I segnali, anche sotto questo profilo, sono ormai evidenti: una partecipazione sempre più contenuta, difficoltà nel reclutamento di profili altamente qualificati e una crescente tendenza a privilegiare percorsi percepiti come più sostenibili sotto il profilo economico e delle prospettive di carriera.

È una dinamica che, se non affrontata con tempestività, rischia di produrre effetti diretti sulla qualità del capitale umano e, conseguentemente, sulla capacità complessiva del sistema sicurezza di mantenere elevati standard di efficienza ed efficacia.

In questo quadro, riteniamo necessario avviare una riflessione strutturata sul modello di accesso e di progressione nella carriera, che consenta di riallineare il percorso professionale dei funzionari di polizia alle responsabilità effettivamente esercitate e alle aspettative delle nuove generazioni.

Tale riflessione potrebbe svilupparsi lungo alcune direttrici:

  • una revisione dei tempi e delle modalità di accesso alla dirigenza, al fine di rendere il percorso più lineare e coerente;
  • una valorizzazione della carriera a cominciare dalla fase iniziale, anche attraverso interventi sul piano economico e sull’assetto delle progressioni retributive e di qualifica;
  • un rafforzamento complessivo dell’attrattività della carriera, in termini di prospettive professionali, sostenibilità economica e riconoscimento del ruolo al pari delle altre carriere dirigenziali del pubblico impiego.

Siamo consapevoli della complessità degli interventi necessari e della necessità di individuare soluzioni sostenibili. Tuttavia, riteniamo che il mantenimento dell’attuale assetto, alla luce delle criticità evidenziate, non sia più in grado di garantire nel tempo l’attrattività e la qualità della funzione.

Per queste ragioni, l’Associazione esprime la propria disponibilità a contribuire, con spirito costruttivo, a un percorso di approfondimento e confronto su questi temi, nell’interesse dell’Amministrazione e della sicurezza del Paese.

Confidando nella Sua attenzione, si porgono i più cordiali saluti.

 

Enzo Marco Letizia

 

Lettera Anfp 21 aprile accesso Dirigenza