Dopo aver richiamato, in occasione della Festa della Polizia, il valore e la centralità della funzione del Questore, è necessario soffermarsi sulle condizioni concrete in cui tale responsabilità viene esercitata quotidianamente.
Il Questore è il punto di sintesi del sistema sicurezza sul territorio. È l’Autorità tecnica di pubblica sicurezza che traduce in azione l’equilibrio tra prevenzione, ordine pubblico e tutela delle libertà. Una funzione delicata, che si colloca al crocevia tra indirizzo politico, coordinamento interistituzionale e gestione operativa, e che trova nella dirigenza e nei funzionari di polizia i pilastri portanti di un sistema articolato e complesso.
Tuttavia, questa centralità si esercita oggi in un contesto profondamente mutato. Le dinamiche sociali sono più fluide e talvolta più radicali, le tensioni internazionali si riflettono con immediatezza sul territorio, le forme di conflittualità si evolvono rapidamente, anche grazie all’amplificazione del web. In questo scenario, la funzione del Questore richiede una capacità crescente di lettura, di prevenzione e di decisione, spesso in tempi ristretti e in condizioni di incertezza.
Ma è sul piano strutturale che emergono le criticità più rilevanti, quelle che rischiano, nel medio periodo, di incidere sulla tenuta del sistema.
La prima riguarda le risorse umane. La carenza di organico, unita a un turn over sempre più rapido, determina una progressiva perdita di esperienza nei settori più delicati, indebolendo quella capacità di lettura profonda dei fenomeni che rappresenta uno degli elementi distintivi del modello italiano di sicurezza. La costruzione di competenze, in ambiti come l’ordine pubblico o la prevenzione, richiede tempo, continuità e stabilità: condizioni che oggi risultano sempre più difficili da garantire.
A ciò si aggiunge un secondo elemento, spesso sottovalutato: il crescente sbilanciamento tra funzione operativa e carico amministrativo. Il Questore e la dirigenza sono chiamati a gestire un volume sempre più rilevante di adempimenti burocratici e procedurali, che rischiano di comprimere lo spazio dedicato all’analisi, alla pianificazione e alla presenza sul territorio. Il rischio è quello di una progressiva “amministrativizzazione” di una funzione che, per sua natura, dovrebbe restare fortemente orientata all’azione e alla decisione.
In questo quadro si inserisce anche l’ampliamento delle responsabilità gestionali, sempre più marcate. Il Questore è, a tutti gli effetti, datore di lavoro di strutture complesse, con compiti che spaziano dalla gestione del personale alla sicurezza nei luoghi di lavoro, fino agli adempimenti connessi alla normativa vigente. A queste si affiancano responsabilità crescenti sul piano tecnico-logistico, legate alla gestione degli uffici, delle infrastrutture e delle strumentazioni, che richiedono attenzione costante e assorbono una quota significativa di tempo ed energie. Si tratta di ambiti rilevanti, ma che rischiano di sottrarre spazio alle funzioni proprie di Autorità di pubblica sicurezza.
Un terzo profilo riguarda la responsabilità crescente. Le decisioni in materia di sicurezza si assumono in tempo reale, spesso in contesti ad alta tensione e con informazioni incomplete. Tuttavia, a questa complessità operativa si affianca un’esposizione sempre più marcata sul piano mediatico e giudiziario. Ogni intervento può essere oggetto di valutazioni ex post che non sempre tengono conto delle condizioni concrete in cui quelle scelte sono state compiute. Questo elemento rischia, nel tempo, di incidere sulla serenità decisionale e sulla capacità di assumere scelte tempestive.
Infine, vi è una criticità più sottile, ma non meno rilevante: il rischio di una progressiva disconnessione tra responsabilità esercitate e percezione del ruolo. Quando funzioni così delicate e complesse non sono adeguatamente comprese e valorizzate, si indebolisce non solo il riconoscimento interno, ma anche la percezione esterna dell’importanza strategica della sicurezza come funzione essenziale dello Stato.
Emerge, pertanto, l’esigenza di una riflessione profonda sull’equilibrio complessivo della funzione, che rimetta al centro le attribuzioni tecnico-operative proprie dell’Autorità di pubblica sicurezza, evitando che queste vengano progressivamente compresse da carichi gestionali e amministrativi sempre più rilevanti.
Eppure, nonostante queste criticità, il sistema continua a reggere. Regge grazie alla professionalità, al senso dello Stato e alla capacità di adattamento dei Questori e di tutta la dirigenza e dei funzionari di polizia. È su questo patrimonio umano che si fonda, ancora oggi, la capacità dello Stato di garantire sicurezza e libertà.
Ma non si può continuare a dare per scontato ciò che regge grazie all’impegno delle persone. La sicurezza non è una variabile accessoria: è una funzione primaria dello Stato. E come tale richiede condizioni adeguate per essere esercitata con efficacia, continuità e autorevolezza.
Rafforzare la funzione del Questore significa, in ultima analisi, rafforzare la presenza dello Stato sul territorio. Significa garantire che l’equilibrio tra sicurezza e libertà continui ad essere assicurato non solo grazie alla dedizione degli operatori, ma anche attraverso un sistema che sia all’altezza delle sfide che è chiamato ad affrontare.
Roma, 13 aprile 2026
Enzo Marco Letizia