A seguito della comunicazione con la quale abbiamo informato i quadri dell’Associazione del mandato conferito al nostro legale per la predisposizione del ricorso giurisdizionale, riteniamo utile fornire alcuni ulteriori elementi sulla questione dell’adeguamento annuale ISTAT del trattamento economico della dirigenza.
Il punto centrale della vertenza riguarda il metodo utilizzato per determinare l’adeguamento.
Le sentenze del Consiglio di Stato nn. 6003 e 6004 del 9 luglio 2025, pronunciate nell’ambito del contenzioso promosso dalla magistratura, anche attraverso l’Associazione Nazionale Magistrati, hanno censurato il criterio di calcolo utilizzato dall’Amministrazione Pubblica.
Il Consiglio di Stato ha affermato, in particolare, che nel determinare l’incremento retributivo deve essere utilizzata la media aritmetica degli incrementi delle diverse categorie considerate e non la media ponderata sulla base della loro consistenza numerica.
La distinzione non è meramente tecnica. Con il criterio della media ponderata, infatti, le categorie del pubblico impiego numericamente più consistenti esercitano un’incidenza maggiore sul risultato finale, mentre il peso degli incrementi registrati dalle categorie meno numerose viene conseguentemente ridotto.
La media aritmetica, invece, attribuisce a ciascuna categoria lo stesso peso nel calcolo, indipendentemente dal numero dei dipendenti che ne fanno parte.
Nel contesto esaminato dal Consiglio di Stato, questo diverso metodo di calcolo risulta più favorevole e può determinare un maggiore adeguamento economico.
È precisamente per questa ragione che ANFP aveva già investito della questione la Presidente del Consiglio dei Ministri, chiedendo che i principi affermati dalla giustizia amministrativa trovassero coerente applicazione anche nella determinazione dell’adeguamento riguardante la dirigenza della Polizia di Stato.
Su un punto, tuttavia, intendiamo essere rigorosi. Non anticiperemo cifre, percentuali o ipotesi sull’entità del possibile maggiore adeguamento finché non saranno ricostruiti e verificati i dati utilizzati per la determinazione del trattamento economico.
La prudenza nella quantificazione è necessaria per la serietà della vertenza. Ma prudenza nei numeri non significa rinuncia o debolezza nella tutela.
Al contrario, proprio le decisioni del Consiglio di Stato e da ultimo quella del Tar Lazio sentenza nr. 14271/2026 dimostrano che, quando esiste una questione giuridicamente fondata, il confronto istituzionale deve essere accompagnato, ove necessario, dalla capacità di utilizzare gli strumenti di tutela messi a disposizione dall’ordinamento.
Per questa ragione abbiamo già conferito mandato al nostro legale di approfondire ogni profilo della vicenda e di predisporre il ricorso giurisdizionale, individuandone presupposti, modalità e platea degli interessati.
Questa iniziativa esprime anche una scelta più generale sul modo in cui intendiamo esercitare la rappresentanza sindacale.
Ascolto, confronto e dialogo istituzionale restano il nostro metodo. Ma non possono trasformarsi in attesa indefinita.
Quando il confronto consente di raggiungere una soluzione, quella rimane la strada migliore. Quando, invece, sono in discussione diritti o interessi professionali meritevoli di tutela e l’interlocuzione non produce risultati, un sindacato deve essere capace di utilizzare con altrettanta convinzione gli strumenti giuridici disponibili.
Non si tratta di imitare altre categorie professionali. Si tratta di acquisire la stessa consapevolezza nella difesa dei nostri interessi: individuare le questioni fondate, studiarle con rigore e, quando ne ricorrano i presupposti, portarle fino in fondo. Infatti, le sentenze sopra citate hanno riguardato aspetti peculiari del personale della magistratura, la verifica è volta ad accertare se i principi sanciti in quelle sentenze siano utilmente applicabili anche nei confronti del personale dirigente della Polizia di Stato.
Questo principio non riguarda soltanto la vicenda dell’adeguamento ISTAT. È un metodo che intendiamo utilizzare ogni volta che siano in gioco il trattamento economico, le condizioni di lavoro, il riconoscimento delle responsabilità, le progressioni professionali e, più in generale, la dignità e il corretto riconoscimento della funzione dirigenziale nella Polizia di Stato, essendo due ordinamenti differenti.
Il dialogo istituzionale rimane dunque il nostro primo strumento. Ma non è l’unico.
ANFP continuerà ad agire con la competenza, la determinazione e la tenacia di sempre, utilizzando, quando necessario, tutti gli strumenti che l’ordinamento mette a disposizione per la tutela della dirigenza della Polizia di Stato.
La Segreteria Nazionale ANFP