Nel dibattito pubblico sulla sicurezza si parla spesso di mezzi, organici, tecnologie e strumenti normativi. Più raramente si riflette su un elemento essenziale del nostro sistema democratico: la natura civile dell’Autorità di pubblica sicurezza e il ruolo che essa svolge nel garantire l’equilibrio tra tutela dell’ordine pubblico, prevenzione dei fenomeni criminali e salvaguardia delle libertà individuali.
La sicurezza di una comunità non si costruisce esclusivamente attraverso la repressione dei reati. Essa richiede capacità di lettura del territorio, conoscenza dei fenomeni sociali, prevenzione delle situazioni di rischio e interventi tempestivi prima che il disagio si trasformi in illegalità e la criminalità in minaccia strutturata.
In questa prospettiva assume un valore centrale la figura del Questore, quale Autorità provinciale di pubblica sicurezza. Una funzione che non trova il proprio fondamento nell’appartenenza ad un Corpo o nel grado rivestito, ma nella responsabilità pubblica attribuita dall’ordinamento per garantire l’equilibrio tra efficacia dell’azione amministrativa e tutela dei diritti dei cittadini.
Le misure di prevenzione personali e patrimoniali rappresentano uno degli strumenti più significativi di questa impostazione. Attraverso esse lo Stato interviene non soltanto per reprimere condotte già consumate, ma per interrompere percorsi di pericolosità sociale, contrastare fenomeni criminali emergenti e impedire il consolidarsi di reti economiche e relazionali che alimentano l’illegalità.
Si tratta di strumenti che richiedono competenza, preparazione, conoscenza approfondita del territorio e rigorosa motivazione degli atti. Proprio per questo la loro gestione deve rimanere ancorata ad una responsabilità pubblica chiara, trasparente e pienamente riconoscibile.
Anche l’innovazione tecnologica e l’intelligenza artificiale possono offrire un contributo importante all’analisi dei fenomeni criminali e alla capacità di prevenzione. Tuttavia la tecnologia deve restare uno strumento di supporto alle decisioni e non può sostituire il giudizio, la responsabilità e la valutazione dell’Autorità pubblica. Gli algoritmi possono elaborare dati; la decisione che incide sui diritti delle persone deve continuare ad appartenere a chi ne risponde davanti alla legge e alle istituzioni democratiche.
Per queste ragioni l’Associazione Nazionale Funzionari di Polizia ritiene fondamentale valorizzare la funzione civile dell’Autorità di pubblica sicurezza, che costituisce uno dei pilastri dell’architettura istituzionale italiana. Una funzione che non si contrappone alle altre componenti del sistema sicurezza, ma le coordina e le armonizza nell’interesse generale della collettività.
In una fase storica caratterizzata da nuove forme di criminalità, da profonde trasformazioni sociali e da sfide tecnologiche senza precedenti, rafforzare il ruolo dell’Autorità di pubblica sicurezza significa rafforzare la capacità dello Stato di prevenire, governare e garantire sicurezza nel pieno rispetto dei principi democratici.
La sicurezza è tanto più forte quanto più riesce a coniugare autorevolezza e garanzia, efficacia e legalità, prevenzione e libertà. È in questo equilibrio che si misura la qualità di una democrazia matura e la credibilità delle sue istituzioni.
Roma, 12 giugno 2026
IL SEGRETARIO NAZIONALE
Enzo Marco Letizia