Nelle celebrazioni della Festa della Repubblica, ogni uniforme racconta una storia, una tradizione, una funzione al servizio dello Stato. È giusto che sia così. Le uniformi rappresentano identità, sacrificio, appartenenza e meritano sempre rispetto e riconoscenza da parte delle istituzioni e dei cittadini.

Accanto alle uniformi, tuttavia, vi sono talvolta simboli che raccontano un’altra dimensione dello Stato, meno appariscente ma non meno importante. Tra questi vi è l’abito civile indossato dai funzionari della Polizia di Stato nell’esercizio delle funzioni di Autorità di Pubblica Sicurezza.

Non si tratta di una scelta estetica e neppure di una peculiarità formale. Dietro quell’abito civile vi è una precisa idea dello Stato e della sicurezza, maturata nella storia repubblicana e consolidata dall’ordinamento democratico.

La sicurezza pubblica, infatti, non è soltanto attività operativa. È anche direzione, coordinamento, mediazione istituzionale, responsabilità amministrativa e capacità di garantire l’equilibrio tra libertà individuali, diritti costituzionali ed esigenze di ordine pubblico.

Quando un Questore adotta un provvedimento, dirige un servizio di ordine pubblico, coordina le Forze di polizia presenti sul territorio o esercita le attribuzioni che la legge gli affida quale Autorità Provinciale di Pubblica Sicurezza tecnica, non agisce in forza di un grado militare ma in virtù di una funzione civile attribuita dalla legge.

Lo stesso vale per il Capo della Polizia – Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, al quale il legislatore ha affidato la direzione e il coordinamento delle Forze di polizia nell’ambito del sistema di sicurezza interna dello Stato.

In questo risiede il significato profondo dell’abito civile: esso richiama una funzione che trova la propria legittimazione nell’ordinamento democratico, nell’autorità della legge e nella responsabilità istituzionale.

L’abito civile non sostituisce l’uniforme e non si contrappone ad essa. Le due dimensioni convivono e si completano. Da una parte vi sono l’operatività, la presenza sul territorio, la capacità di intervento; dall’altra la responsabilità dell’indirizzo, del coordinamento e della decisione amministrativa. Sono entrambe essenziali per il funzionamento dello Stato.

La Repubblica ha bisogno di Forze armate efficienti, di Forze di polizia autorevoli e di istituzioni solide. Ha bisogno di uomini e donne che servano il Paese in uniforme e di Autorità che esercitano funzioni civili di garanzia e di coordinamento.

Per questa ragione l’immagine del Questore, del dirigente di commissariato o del Capo della Polizia in abito civile non deve essere interpretata come un elemento secondario o meramente protocollare. Essa rappresenta una delle espressioni più originali del modello italiano di sicurezza: un sistema nel quale la tutela dell’ordine pubblico e delle libertà democratiche è affidata ad Autorità civili che operano nel quadro delle garanzie costituzionali.

In tempi complessi, nei quali la sicurezza è chiamata a confrontarsi con minacce nuove e sempre più articolate, vale la pena ricordare che la forza delle istituzioni non risiede soltanto nei mezzi di cui dispongono, ma anche nella cultura giuridica e democratica che ne orienta l’azione.

È questa la ragione per cui l’abito civile delle Autorità di Pubblica Sicurezza continua ad avere un valore che va oltre la forma: esso rappresenta la responsabilità dello Stato che governa la sicurezza attraverso la legge, l’equilibrio istituzionale e il servizio alla comunità.

 

Roma, 9 giugno 2026

 

IL SEGRETARIO NAZIONALE

Enzo Marco Letizia

Editoriale Festa repubblica 9 giugno 2026