Le gravi violenze che hanno attraversato Milano e altre città italiane ripropongono con forza una questione fondamentale: come rendere più efficace la risposta dello Stato senza alterare l’equilibrio delle competenze e delle responsabilità su cui si fonda il nostro sistema di sicurezza.
Le aggressioni agli operatori delle Forze di polizia, le devastazioni e i saccheggi non possono trovare alcuna giustificazione. La libertà di manifestare, garantita dalla Costituzione, è un diritto fondamentale che deve essere tutelato proprio impedendo a gruppi violenti di trasformare le piazze in luoghi di sopraffazione e illegalità.
La risposta dello Stato deve essere ferma, tempestiva e credibile. Ma la fermezza non si misura soltanto attraverso l’inasprimento delle norme o l’incremento degli uomini impiegati sul territorio. Si misura soprattutto nella capacità di prevenire i fenomeni criminali, individuare i responsabili e assicurare un’organizzazione efficiente degli apparati di sicurezza.
In questo contesto, il rafforzamento dell’operazione Strade Sicure, anche attraverso l’impiego di ulteriori militari, può rappresentare un contributo utile al presidio del territorio. Le Forze armate hanno dimostrato professionalità e senso delle istituzioni, assicurando negli anni un importante supporto alle Forze di polizia.
Ma una cosa è rafforzare il presidio del territorio, altra cosa è attribuire ai militari funzioni e poteri propri delle Forze di polizia.
L’ipotesi, emersa nelle ultime ore, di consentire al personale militare di esercitare temporaneamente attribuzioni analoghe a quelle degli operatori di polizia solleva questioni che vanno ben oltre la durata della misura.
La sicurezza pubblica non è una funzione indistinta, esercitabile indifferentemente da soggetti appartenenti ad amministrazioni diverse. È un sistema complesso, costruito su competenze giuridiche, preparazione professionale, responsabilità individuali e precise catene di direzione e coordinamento.
La legge 1° aprile 1981, n. 121, rappresenta una delle grandi riforme democratiche della Repubblica. Ha definito un modello nel quale la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica si realizza attraverso una chiara distribuzione delle competenze e delle responsabilità, sotto la direzione delle Autorità di pubblica sicurezza.
Un modello che ha saputo affrontare, nel corso dei decenni, terrorismo, criminalità organizzata, gravi tensioni sociali e manifestazioni di particolare complessità.
Non si tratta di difendere prerogative corporative né di mettere in discussione il valore delle Forze armate. Si tratta, piuttosto, di riconoscere che la specializzazione delle funzioni costituisce una garanzia per lo Stato, per i cittadini e per gli stessi operatori.
La direzione tecnico-operativa dei servizi di ordine pubblico, affidata ai funzionari di Polizia nell’ambito delle rispettive attribuzioni, richiede esperienza, preparazione, capacità di valutazione e assunzione di responsabilità in situazioni nelle quali ogni decisione può incidere sulla sicurezza delle persone e sull’esercizio delle libertà costituzionali.
Non è la temporaneità di un provvedimento a rendere superflue queste garanzie. Anche una misura limitata a tre mesi deve assicurare chiarezza dei poteri, adeguata formazione, certezza delle responsabilità e piena coerenza con l’ordinamento.
Vi è poi un’altra questione, forse ancora più importante, che le recenti violenze impongono di affrontare.
I fenomeni ai quali abbiamo assistito non possono essere contrastati soltanto aumentando i dispositivi di ordine pubblico. Le modalità delle aggressioni, la partecipazione di gruppi organizzati e il coinvolgimento di numerosi giovani richiedono una conoscenza approfondita delle dinamiche criminali, delle forme di aggregazione e dei meccanismi di mobilitazione.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha opportunamente richiamato l’esigenza di un’analisi approfondita di questi fenomeni. È proprio dalla conoscenza delle nuove manifestazioni della violenza che deve partire una strategia efficace di prevenzione e contrasto.
Occorre passare da una risposta prevalentemente emergenziale a una strategia strutturale, fondata sull’intelligence investigativa, sulla prevenzione e sulla capacità di individuare tempestivamente i gruppi responsabili delle violenze.
In questa prospettiva, ritengo necessario promuovere la costituzione e il rafforzamento di pool investigativi specializzati, stabilmente organizzati negli uffici territoriali delle Forze di polizia, capaci di sviluppare attività continuative di analisi, raccolta informativa e investigazione, in raccordo con le strutture centrali e le competenti Autorità giudiziarie.
Non basta identificare chi commette materialmente un’aggressione o una devastazione. Occorre ricostruire le dinamiche organizzative, individuare eventuali promotori e concorrenti nei reati e comprendere come si sviluppino le condotte violente, per prevenirne la reiterazione.
È un lavoro che richiede continuità, professionalità specializzate, tecnologie adeguate e investimenti mirati.
Allo stesso tempo, è indispensabile rafforzare gli organici delle Forze di polizia e valorizzare le professionalità di chi quotidianamente assicura la direzione, il coordinamento e l’esecuzione dei servizi di sicurezza, spesso in condizioni di elevata complessità e rischio.
La tutela degli operatori passa anche attraverso la qualità della pianificazione, la disponibilità di risorse adeguate e la capacità di assumere decisioni tempestive sulla base di informazioni affidabili.
Uno Stato forte non è quello che confonde le funzioni, ma quello che mette ciascuna istituzione nelle condizioni di esercitare pienamente e responsabilmente le proprie competenze.
Per questo, le iniziative legislative annunciate dal Governo meritano un confronto approfondito, che tenga insieme l’esigenza di contrastare con determinazione la violenza e quella di preservare la coerenza del nostro ordinamento.
La legge 121 del 1981 non deve essere considerata un ostacolo all’innovazione del sistema di sicurezza. Al contrario, ne rappresenta il fondamento sul quale costruire ogni necessario aggiornamento organizzativo e operativo.
Il Paese ha bisogno di Forze di polizia più forti, meglio attrezzate, professionalmente valorizzate e sostenute da una capacità investigativa all’altezza delle nuove minacce.
La sicurezza non si improvvisa e non si costruisce attraverso scorciatoie ordinamentali. Si costruisce investendo nelle istituzioni, nella competenza e nella responsabilità.
È questa la strada per garantire ai cittadini una sicurezza più efficace, tutelare chi quotidianamente opera al servizio dello Stato e preservare quell’equilibrio democratico che costituisce il valore più profondo del nostro sistema di pubblica sicurezza.
Roma, 20 ottobre 2026
Il Segretario Nazionale, Enzo Marco Letizia