La previdenza dedicata rappresenta una delle questioni strategiche sulle quali l’ANFP intende concentrare con determinazione la propria iniziativa. Non stiamo parlando di una prospettiva astratta né di un obiettivo ancora privo di copertura finanziaria: esiste una norma, esiste un Fondo e ci sono risorse che nel corso degli anni sono state progressivamente incrementate. Adesso è necessario trasformare tutto questo in tutele previdenziali concrete.Il percorso è iniziato con la legge di bilancio per il 2022, che ha istituito il Fondo per la progressiva perequazione del regime previdenziale del personale delle Forze armate, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, prevedendo 20 milioni di euro per il 2022, 40 milioni per il 2023 e 60 milioni annui a decorrere dal 2024. La legge di bilancio per il 2026 ha compiuto un ulteriore passo, destinando alle misure compensative ulteriori 20 milioni per il 2026, 40 milioni annui dal 2027 al 2029 e 30 milioni annui a decorrere dal 2030.
Sono risorse che certamente non consentono di considerare risolta una questione complessa, ma permettono di iniziare ad affrontarla concretamente. Ed è proprio per questo che non possiamo accettare che il tempo continui a trascorrere senza che venga aperto il necessario confronto. La previdenza dedicata riguarda già oggi tutto il personale. Il sistema contributivo incide infatti, almeno per una quota, sui trattamenti pensionistici del personale ancora in servizio e determina integralmente la pensione di chi è privo di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 e ha il primo accredito contributivo dal 1° gennaio 1996. Con il progressivo ricambio generazionale, la componente contributiva è quindi destinata ad assumere un peso sempre maggiore.
Il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo ha modificato profondamente il rapporto tra retribuzione e trattamento pensionistico. I suoi effetti sono già oggi percepibili e pongono un problema di adeguatezza delle pensioni e di mantenimento, dopo la cessazione dal servizio, di un livello di reddito coerente con quello maturato durante la vita lavorativa. Una questione che assume un rilievo ancora maggiore per carriere caratterizzate da specifici limiti ordinamentali di età. Le nostre carriere hanno infatti peculiarità, obblighi, responsabilità, condizioni di impiego e limiti di età che le distinguono dalla generalità del pubblico impiego. Questa specificità è riconosciuta dalla legge e deve trovare una concreta corrispondenza anche sul piano previdenziale. Non avrebbe senso riconoscere la specificità delle nostre funzioni e delle nostre carriere senza poi considerarne gli effetti al momento della pensione.
Tra le possibili misure compensative l’ANFP ha indicato anche l’intervento sul coefficiente di trasformazione del montante contributivo. È una delle soluzioni che dovranno essere valutate. Non vogliamo anticipare l’esito del confronto: vogliamo che quel confronto finalmente inizi, che vengano individuate le priorità, valutata l’efficacia delle diverse misure e utilizzate le risorse disponibili nel modo più utile per il personale.È questa la funzione del sindacato: non limitarsi a registrare l’esistenza di una norma o di uno stanziamento, ma seguire il percorso che conduce dalla previsione legislativa alla tutela concreta, avanzando proposte tecnicamente sostenibili, sollecitando le decisioni e verificandone i risultati.
Per questo l’ANFP chiede che venga aperto al più presto il tavolo sulla previdenza dedicata. Dopo anni di attesa, il quadro normativo esiste e le risorse sono state stanziate e incrementate. È arrivato il momento di passare dalla previsione all’attuazione, dagli stanziamenti alle tutele. La previdenza dedicata non è soltanto una questione per il futuro: è una questione che riguarda già oggi tutto il personale e che assumerà un peso ancora maggiore con il progressivo ricambio generazionale. Per chi è interamente nel sistema contributivo il problema è già pienamente presente. Per gli altri, la componente contributiva incide comunque sul trattamento pensionistico ed è destinata progressivamente ad aumentarne il peso. Per questo non è più il tempo dell’attesa. Occorre iniziare ora a costruire risposte concrete, perché tutelare le pensioni significa tutelare il valore del lavoro, della professionalità e delle responsabilità di chi ha dedicato e dedica la propria vita al servizio delle istituzioni e della sicurezza dei cittadini.
Roma, 22 settembre 2026
Segretario Nazionale ANFP, Enzo Marco Letizia