Le perquisizioni eseguite nei confronti di 17 giovani, 14 dei quali minorenni, nell’ambito delle indagini su ambienti online nei quali sarebbero stati diffusi contenuti di matrice nazista e suprematista, rappresentano un segnale che merita grande attenzione.

La giovanissima età di molti dei soggetti coinvolti richiama certamente una condizione di fragilità e di immaturità, che impone equilibrio nell’analisi e attenzione anche sul piano educativo e sociale. Ma l’immaturità legata all’età non rende meno insidioso ciò che può svilupparsi attraverso la radicalizzazione online. Al contrario, proprio la vulnerabilità dei più giovani può renderli maggiormente esposti a processi di emulazione, condizionamento e progressiva assuefazione alla violenza.

Gli elementi emersi dalle indagini – dalla propaganda nazista e suprematista alla circolazione di materiale relativo all’utilizzo di armi e alla realizzazione di ordigni, fino alle discussioni su possibili azioni violente – mostrano quanto sottile possa diventare il confine tra estremismo propagandistico, autoaddestramento ed eventuale passaggio all’azione.

È soprattutto nella proiezione futura che questi fenomeni devono preoccupare. Un adolescente radicalizzato oggi può consolidare nel tempo convinzioni, relazioni e capacità operative molto più pericolose domani. Un percorso che nasce nella dimensione virtuale può progressivamente trasferirsi nella realtà e, nelle sue evoluzioni più gravi, arrivare a produrre vittime reali.

Proprio per questo va riconosciuto il grande valore preventivo dell’attività svolta dalle Forze di polizia. L’intervento investigativo ha consentito di individuare e interrompere un processo di radicalizzazione particolarmente insidioso prima che potesse ulteriormente svilupparsi e tradursi in conseguenze ben più gravi.

È questa l’essenza più profonda della prevenzione: non soltanto intervenire quando un attentato è ormai imminente, ma saper leggere anticipatamente i segnali, entrare negli ambienti nei quali l’estremismo cresce, ricostruire relazioni e dinamiche e agire quando esistono ancora le condizioni per spezzare una possibile traiettoria verso la violenza.

In questo senso l’operazione costituisce un esempio importante della funzione preventiva delle Forze di polizia: un’attività spesso silenziosa e poco visibile, i cui risultati non si misurano soltanto attraverso ciò che accade, ma anche attraverso ciò che, grazie alla capacità investigativa e all’intervento tempestivo, si riesce a evitare.

Di fronte a ragazzi così giovani, infine, alla risposta investigativa deve affiancarsi una riflessione che coinvolga famiglie, scuola e istituzioni. Interrompere tempestivamente un percorso di radicalizzazione significa tutelare la collettività e, nello stesso tempo, offrire a giovani ancora in formazione la possibilità di essere sottratti a una spirale di odio e violenza che potrebbe segnare irrimediabilmente il loro futuro e quello di altre persone.

Il segretario nazionale
Enzo Letizia

 

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