Alla vigilia dell’udienza della Corte di Cassazione del prossimo 20 ottobre, l’Associazione Nazionale Funzionari di Polizia torna sulla vicenda giudiziaria che da tredici anni coinvolge il Prefetto Renato Cortese, Maurizio Impronta, Francesco Stampacchia e Luca Armeni.

Una vicenda che pone una questione fondamentale: un funzionario di Polizia deve poter svolgere il proprio dovere con serenità, facendo affidamento sugli atti e sulle informazioni ufficialmente disponibili nel momento in cui è chiamato ad agire.

Particolarmente significativa la lettera dell’allora Segretario generale dell’Interpol Ronald Noble, dalla quale emerge che le informazioni sullo status di rifugiato di Mukhtar Ablyazov non erano disponibili nelle banche dati dell’organizzazione internazionale.

«Non si può chiedere a un poliziotto di conoscere ciò che non risulta dagli atti e dai canali istituzionali. Né si può trasformare l’adempimento diligente di un dovere in una responsabilità penale sulla base di informazioni che, al momento dell’azione, non erano conoscibili. È questo il paradosso del “reato di adempimento” che denunciamo».

L’ANFP rinnova la propria piena vicinanza a Renato Cortese ed agli altri colleghi coinvolti, che hanno affrontato tredici anni di una dolorosa vicenda giudiziaria.

Nel pieno rispetto dell’autonomia della magistratura, auspichiamo una definitiva assoluzione che restituisca serenità e giustizia ai colleghi e riaffermi un principio irrinunciabile: chi serve lo Stato, assumendosi ogni giorno responsabilità difficili, deve poter contare sulla tutela delle istituzioni quando agisce correttamente nell’adempimento dei propri doveri.

 

Così in una nota Enzo Letizia segretario dell’Associazione Nazionale Funzionari di Polizia.

 

Shalabayeva: Anfp, ora si eviti paradosso “reato di adempimento” (AGI) – Roma, 8 ott. – Alla vigilia dell’udienza della Corte di Cassazione del prossimo 20 ottobre, l’Associazione nazionale funzionari di polizia torna sulla vicenda giudiziaria che da tredici anni coinvolge il prefetto Renato Cortese, Maurizio Impronta, Francesco Stampacchia e Luca Armeni.
“Una vicenda che pone una questione fondamentale – si legge in una nota di Enzo Letizia, segretario dell’Associazione -:
un funzionario di Polizia deve poter svolgere il proprio dovere con serenita’, facendo affidamento sugli atti e sulle informazioni ufficialmente disponibili nel momento in cui e’ chiamato ad agire. Particolarmente significativa la lettera dell’allora segretario generale dell’Interpol Ronald Noble, dalla quale emerge che le informazioni sullo status di rifugiato di Mukhtar Ablyazov non erano disponibili nelle banche dati dell’organizzazione internazionale. Non si puo’ chiedere a un poliziotto di conoscere cio’ che non risulta dagli atti e dai canali istituzionali. Ne’ si puo’ trasformare l’adempimento diligente di un dovere in una responsabilita’ penale sulla base di informazioni che, al momento dell’azione, non erano conoscibili. E’ questo il paradosso del ‘reato di adempimento’ che denunciamo”.
L’Anfp rinnova la propria “piena vicinanza a Renato Cortese e agli altri colleghi coinvolti, che hanno affrontato tredici anni di una dolorosa vicenda giudiziaria. Nel pieno rispetto dell’autonomia della magistratura, auspichiamo una definitiva assoluzione che restituisca serenita’ e giustizia ai colleghi e riaffermi un principio irrinunciabile: chi serve lo Stato – conclude Letizia -, assumendosi ogni giorno responsabilita’ difficili, deve poter contare sulla tutela delle istituzioni quando agisce correttamente nell’adempimento dei propri doveri”. (AGI)

 

SHALABAYEVA, FUNZIONARI POLIZIA ‘AUSPICHIAMO ASSOLUZIONE PER I COLLEGHI’

Il 20 udienza in Cassazione. ‘Si eviti il paradosso del reato di adempimento’ (ANSA) – ROMA, 08 OTT – “Nel pieno rispetto dell’autonomia della magistratura, auspichiamo una definitiva assoluzione che restituisca serenita’ e giustizia ai colleghi e riaffermi un principio irrinunciabile: chi serve lo Stato, assumendosi ogni giorno responsabilita’ difficili, deve poter contare sulla tutela delle istituzioni quando agisce correttamente nell’adempimento dei propri doveri”. Cosi’ Enzo Letizia segretario dell’Associazione nazionale funzionari di polizia, alla vigilia dell’udienza della Corte di Cassazione del prossimo 20 ottobre, torna sulla vicenda giudiziaria che da tredici anni coinvolge il prefetto Renato Cortese, Maurizio Improta, Francesco Stampacchia e Luca Armeni. Vicenda, sostiene Letizia che ha scritto una lettera ai ministri dell’Interno e degli Esteri, Matteo Piantedosi e Carlo Nordio e ai presidenti delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia di Senato e Camera, “che pone una questione fondamentale: un funzionario di polizia deve poter svolgere il proprio dovere con serenita’, facendo affidamento sugli atti e sulle informazioni ufficialmente disponibili nel momento in cui e’ chiamato ad agire. Particolarmente significativa la lettera dell’allora segretario generale dell’Interpol Ronald Noble, dalla quale emerge che le informazioni sullo status di rifugiato di Mukhtar Ablyazov non erano disponibili nelle banche dati dell’organizzazione internazionale. Non si puo’ chiedere a un poliziotto di conoscere cio’ che non risulta dagli atti e dai canali istituzionali. Ne’ si puo’ trasformare l’adempimento diligente di un dovere in una responsabilita’ penale sulla base di informazioni che, al momento dell’azione, non erano conoscibili. È questo il paradosso del ‘reato di adempimento’ che denunciamo”. (ANSA)

 

ADN  CRO Caso Shalabayeva: Anfp, dopo tredici anni si eviti il paradosso del ‘reato di adempimento’

Alla vigilia dell’udienza della Corte di Cassazione del prossimo 20 ottobre, l’Associazione Nazionale Funzionari di Polizia torna sulla vicenda giudiziaria che da tredici anni coinvolge il Prefetto Renato Cortese, Maurizio Impronta, Francesco Stampacchia e Luca Armeni. “Una vicenda -si legge in una nota a firma di Enzo Letizia, segretario dell’Anfp- che pone una questione fondamentale: un funzionario di Polizia deve poter svolgere il proprio dovere con serenità, facendo affidamento sugli atti e sulle informazioni ufficialmente disponibili nel momento in cui è chiamato ad agire. Particolarmente significativa la lettera dell’allora Segretario generale dell’Interpol Ronald Noble, dalla quale emerge che le informazioni sullo status di rifugiato di Mukhtar Ablyazov non erano disponibili nelle banche dati dell’organizzazione internazionale”.
“Non si può chiedere a un poliziotto di conoscere ciò che non risulta dagli atti e dai canali istituzionali. Né si può trasformare -rileva Letizia- l’adempimento diligente di un dovere in una responsabilità penale sulla base di informazioni che, al momento dell’azione, non erano conoscibili. È questo il paradosso del “reato di adempimento” che denunciamo. L’Anfp rinnova la propria piena vicinanza a Renato Cortese ed agli altri colleghi coinvolti, che hanno affrontato tredici anni di una dolorosa vicenda giudiziaria. Nel pieno rispetto dell’autonomia della magistratura, auspichiamo una definitiva assoluzione che restituisca serenità e giustizia ai colleghi e riaffermi un principio irrinunciabile: chi serve lo Stato, assumendosi ogni giorno responsabilità difficili, deve poter contare sulla tutela delle istituzioni quando agisce correttamente nell’adempimento dei propri doveri”.