Al Signor Ministro dell’Interno

Pref. Matteo Piantedosi

 

e.p.c.,

Al Signor Capo della Polizia

Direttore Generale della Pubblica Sicurezza

Pref. Vittorio PISANI

 

Oggetto: Riflessioni sugli equilibri ordinamentali della sicurezza interna – l’Autorità di Pubblica Sicurezza una storia di oltre 170 anni

 

Signor Ministro,

il dibattito sviluppatosi negli ultimi giorni intorno alla legge n. 121 del 1981 e, più in generale, all’assetto del sistema della sicurezza pubblica induce l’Associazione Nazionale Funzionari di Polizia a sottoporre alla Sua attenzione alcune riflessioni che riteniamo di particolare rilievo istituzionale. Non si tratta di un confronto tra Amministrazioni, né tantomeno di una contrapposizione tra Forze di polizia e Forze armate, realtà che rappresentano entrambe pilastri fondamentali della sicurezza e della difesa della Repubblica e che quotidianamente collaborano con lealtà, professionalità e spirito di servizio. La questione riguarda, invece, la tutela di un equilibrio ordinamentale che affonda le proprie radici nella storia dello Stato italiano e che costituisce uno degli elementi qualificanti della nostra democrazia.

Già nel 1848, con l’istituzione dell’Amministrazione della Pubblica Sicurezza presso il Ministero dell’Interno, il Regno di Sardegna individuò nei Delegati di Pubblica Sicurezza figure civili chiamate a garantire la sicurezza interna dello Stato. Nel 1852, con l’istituzione del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza e la soppressione del Corpo dei Carabinieri Veterani, tale scelta venne ulteriormente consolidata, rafforzando la distinzione tra le funzioni proprie della pubblica sicurezza e quelle militari.

Negli anni successivi si consolidò la figura del Questore, destinata a divenire il punto di riferimento tecnico dell’Autorità di pubblica sicurezza sul territorio. È significativo osservare come neppure il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza del 1931 abbia modificato questo impianto. Anche durante quel periodo storico il legislatore confermò il Prefetto e il Questore quali Autorità di pubblica sicurezza, mantenendo distinta la funzione civile della sicurezza interna da quella militare. La legge n. 121 del 1981 non ha dunque creato un modello nuovo, ma ha completato un lungo percorso storico, adeguandolo ai principi della Costituzione repubblicana, rafforzando la distinzione delle competenze, la responsabilità delle Autorità di pubblica sicurezza e il carattere civile del sistema. Proprio questa continuità storica induce a guardare con particolare attenzione alle recenti proposte che prospettano il superamento o la revisione dell’impianto della legge n. 121 del 1981.

L’ANFP ritiene naturalmente legittimo ogni confronto volto a rendere sempre più efficace il sistema della sicurezza nazionale. Tuttavia, migliorare gli strumenti organizzativi e operativi non può tradursi, neppure indirettamente, in un progressivo affievolimento dell’assetto ordinamentale che da oltre centosettant’anni caratterizza il nostro Paese e che la Repubblica ha definitivamente consolidato. In questi giorni sono emersi diversi segnali che, considerati nel loro insieme, meritano una riflessione. Non è nostra intenzione alimentare polemiche, ma riteniamo doveroso richiamare l’attenzione sul valore degli equilibri che hanno garantito, nel tempo, l’efficacia e la credibilità del sistema italiano della sicurezza pubblica. È proprio in queste fasi che il Ministero dell’Interno è chiamato, per la sua storia e per le attribuzioni che l’ordinamento gli affida, a rappresentare il punto di equilibrio del sistema della sicurezza pubblica.

La collaborazione tra Forze armate e Forze di polizia costituisce una ricchezza irrinunciabile dello Stato. Ma collaborazione significa integrazione delle capacità, non sovrapposizione delle funzioni; significa rispetto delle reciproche competenze, non progressiva attenuazione del ruolo dell’Autorità civile di pubblica sicurezza e del Questore. Confidiamo, pertanto, che il Ministero dell’Interno continui a esercitare, con la sensibilità istituzionale che gli è propria, il ruolo di garante degli equilibri della sicurezza interna, assicurando la piena valorizzazione dell’Autorità di pubblica sicurezza e della funzione del Questore, nella consapevolezza che tali principi rappresentano uno degli elementi qualificanti del modello italiano di sicurezza e costituiscono un patrimonio che la Repubblica è chiamata a custodire. Il ruolo del Questore non appartiene alla Polizia di Stato, ma all’ordinamento della Repubblica. Per questo la sua piena valorizzazione non risponde a esigenze di categoria, bensì all’interesse generale di preservare l’equilibrio del sistema della sicurezza pubblica delineato dalla legge n. 121 del 1981.

Con questa nota l’ANFP intende offrire un contributo di riflessione istituzionale, nella convinzione che il carattere civile della sicurezza interna, la centralità dell’Autorità di pubblica sicurezza e la funzione del Questore costituiscano un patrimonio storico, istituzionale e costituzionale costruito nell’arco di quasi due secoli e che ha accompagnato l’evoluzione dello Stato italiano fino alla piena maturità della Repubblica democratica.

Il Segretario Nazionale

Enzo Marco Letizia

 

Lettera 02 luglio 26 Legge 121 del 1981