Oggetto: previdenza dedicata – attivare il tavolo di concertazione per l’attuazione.

Signor Capo della Polizia,

a oltre quattro anni dall’introduzione delle disposizioni di cui all’art. 1, commi 95, 96 e 97 della legge n. 234/2021 – successivamente rafforzate dalle ulteriori risorse stanziate con la legge n. 199/2025 – la cosiddetta “previdenza dedicata” per il personale del Comparto Sicurezza e Difesa è rimasta, nei fatti, priva di attuazione concreta.

Si tratta di una previsione normativa chiara, sostenuta da stanziamenti progressivamente incrementati, finalizzata in particolare all’introduzione di misure compensative (comma 96, lett. a) destinate a riequilibrare gli effetti penalizzanti derivanti dall’attuale sistema di calcolo dei trattamenti pensionistici. Un intervento necessario per garantire una reale perequazione rispetto al restante pubblico impiego, in coerenza con il principio di specificità.

Tuttavia, nonostante il quadro giuridico definito e le risorse disponibili, non risulta ancora avviato il tavolo di concertazione indispensabile per tradurre la norma in misure effettive. Questo ritardo, ormai strutturale, non è più giustificabile né sostenibile.

Ogni mese che passa determina effetti concreti: il personale che cessa dal servizio continua a maturare trattamenti pensionistici sempre più penalizzanti e disallineati rispetto ad altre componenti del pubblico impiego. Non si tratta di una questione prospettica, ma di una disparità che si consolida giorno dopo giorno.

Vi è inoltre un elemento che assume un rilievo dirimente: risorse stanziate ma non utilizzate producono, nella sostanza, lo stesso effetto di risorse mai stanziate.

Il permanere di questa situazione rischia di svuotare di significato l’intero impianto normativo e di compromettere la credibilità delle scelte legislative adottate.

A ciò si aggiunge un profilo che merita particolare attenzione: il protrarsi dell’inerzia amministrativa sta alimentando un malessere crescente tra il personale, che percepisce come sempre più incerto e lontano il riconoscimento di un diritto già previsto dalla legge. L’incertezza, in questo ambito, non è un fattore neutro: si accumula nel tempo, incide sulle aspettative previdenziali e rischia di riflettersi sulla motivazione e sul rapporto di fiducia con le istituzioni.

Si tratta di un malessere che coinvolge trasversalmente tutto il Comparto, e riguarda in modo diretto anche i funzionari e i dirigenti di polizia, le cui aspettative previdenziali risultano oggi fortemente condizionate dall’assenza di attuazione di tali misure.

In tale contesto, un intervento deciso del Dipartimento assumerebbe un valore non solo amministrativo, ma anche strategico, contribuendo a contenere e contrastare questo malessere, restituendo al personale – in tutte le qualifiche, comprese quelle direttive e dirigenziali – un segnale concreto di attenzione e affidabilità.

Non può, infine, non evidenziarsi come, a fronte delle reiterate dichiarazioni di valorizzazione del Comparto Sicurezza e Difesa, nei fatti il personale in divisa continui a risultare penalizzato rispetto al restante pubblico impiego proprio sul terreno previdenziale, che dovrebbe invece rappresentare uno degli ambiti qualificanti del riconoscimento della specificità.

Non è una questione meramente tecnica. È una questione di coerenza istituzionale e di rispetto degli impegni assunti.

Per tali ragioni, si chiede che codesto Dipartimento voglia attivarsi con la massima urgenza e determinazione presso il Ministero per la Pubblica Amministrazione, affinché venga convocato senza ulteriori indugi il tavolo di concertazione previsto dalla normativa vigente, avviando il necessario percorso attuativo.

Non sono più sostenibili ulteriori rinvii. Non è più accettabile che diritti già riconosciuti dal legislatore restino sospesi nel tempo. È necessario, ora, passare dalle previsioni normative alla loro concreta attuazione.

Il personale del Comparto Sicurezza e Difesa, inclusi funzionari e dirigenti di polizia, non può continuare a sopportare gli effetti di un ritardo che incide direttamente sul proprio futuro previdenziale.

Il Segretario Nazionale Enzo Marco Letizia

 

 

LETTERA ANFP 1 aprile previdenza