Oggetto: Rafforzamento del sistema di prevenzione dei suicidi nella Polizia di Stato – Riflessioni a seguito della recente tragedia di una Commissaria in servizio alla Questura di Grosseto.
la scorsa settimana la Polizia di Stato è stata profondamente colpita da una tragedia che ha scosso l’intera comunità: la giovane Commissaria di 27 anni, in servizio presso la Questura di Grosseto e temporaneamente aggregata per servizi di ordine pubblico in Val di Susa, è stata trovata priva di vita nella sua camera di albergo a Bardonecchia, dove si trovava per motivi di servizio. La Procura di Torino ha aperto un fascicolo per chiarire le circostanze del decesso, con l’ipotesi prevalente di suicidio mediante arma d’ordinanza.
Il tragico episodio ha generato un profondo senso di sconcerto tra i colleghi, in particolare tra i più giovani, e ha addolorato l’intera comunità professionale della Polizia di Stato. Un evento che non colpisce solo per la perdita di una vita, ma per il forte impatto che inevitabilmente produce sullo spirito con cui ogni operatore affronta quotidianamente i delicati e complessi compiti di servizio.
In momenti come questi emerge con forza la necessità di ricostruire e rafforzare il senso di appartenenza, facendo sentire ciascuno parte di una comunità professionale riconosciuta, non solo per il ruolo svolto ma anche per la persona che lo interpreta. Un’esigenza che riguarda tanto le relazioni tra colleghi quanto il rapporto tra la struttura organizzativa e dirigenziale ed i singoli funzionari, chiamati a esercitare funzioni ad alta responsabilità in contesti spesso caratterizzati da forte pressione emotiva e operativa.
Va, altresì, attribuito il giusto rilievo al fatto che gli uffici di appartenenza vivono il suicidio non solo come una perdita personale, ma come una frattura del patto di comunità. La differenza la fa la capacità dell’istituzione nella sua articolata complessità di riconoscere il trauma, attraverso lo stare vicino alle persone e dimostrare che nessuno è lasciato solo.
Si pone, quindi con urgenza la necessità di riflettere seriamente e agire in modo ancora più incisivo per rafforzare i sistemi di prevenzione del disagio psicologico, dello stress occupazionale e delle condizioni che possono portare al suicidio tra il personale in servizio.
La letteratura e le ricerche internazionali evidenziano che gli appartenenti alle forze di polizia sono esposti a condizioni di stress lavorativo particolarmente intense e continuative, con un rischio di suicidio statisticamente superiore rispetto alla popolazione generale. In Italia, studi sul periodo storico recente indicano tassi di suicidio tra gli operatori di polizia significativamente più elevati rispetto alla popolazione civile sia maschile sia femminile.
Fattori quali esposizione a eventi traumatici, stress operativo cronico, difficoltà relazionali o familiari, stigma interno alla cultura professionale e facile accesso all’arma d’ordinanza contribuiscono alla complessità del fenomeno suicidario.
La tragica perdita della collega ci interroga non solo sul singolo episodio, ma soprattutto sulla capacità di intercettare precocemente segnali di disagio e di fornire risposte efficaci e tempestive.
È quanto mai necessario:
Istituire e potenziare sistemi di monitoraggio del benessere psico-fisico del personale, con percorsi di valutazione psicologica periodica, non solo in occasione di selezioni o eventi critici ma come prassi ordinaria.
Diffondere e normalizzare la cultura della salute mentale, rimuovendo lo stigma nei confronti di chi manifesta fragilità o chiede aiuto, attraverso iniziative formative dedicate su tutto il territorio nazionale.
Rafforzare i servizi di supporto psicologico e di counseling professionale, con personale specializzato, accessibili con garanzia di privacy e tutela della carriera professionale.
Prevedere protocolli di accompagnamento e mentoring, soprattutto per il personale giovane o in fase di prima assegnazione/aggregazione, per facilitare l’adattamento alle responsabilità operative e ai contesti stressanti.
Analizzare le condizioni organizzative e relazionali dei contesti di lavoro, con focus sulla gestione delle assegnazioni temporanee, delle pressioni operative e delle dinamiche interne alle strutture, per individuare fattori critici e aree di intervento migliorativo.
La Polizia di Stato ha già compiuto passi importanti nella promozione della tutela della salute e del benessere del personale, ma la drammatica vicenda di Bardonecchia indica che non possiamo limitarci a misure emergenziali, bensì è necessario strutturare un sistema di prevenzione e sostegno continuativo, integrato e coerente su scala nazionale.
È indispensabile rendere la prevenzione dei suicidi una priorità istituzionale condivisa, attraverso:
La vita dei nostri colleghi e il loro benessere non possono dipendere solo dalla gestione individuale di eventi critici, ma da un approccio strategico, preventivo e sistemico.
Con piena fiducia nella Sua sensibilità verso questi temi, resto a disposizione per ogni approfondimento che ritenesse utile.
Enzo Marco Letizia