A Torino abbiamo visto i “fratellini delle Br”?

«Parlare di rischio Br mi sembra una semplificazione da evitare. Non vedo una forma di terrorismo strutturata come negli anni Settanta. Vedo però gruppi organizzati che usano la piazza, quale che sia, come teatro e palcoscenico. Tutto questo può diventare terreno fertile per altro». Premier e maggioranza dicono che «chi manifesta contro le Olimpiadi è nemico dell’Italia». «In questi momenti vanno evitate le sopravvalutazioni e le sottovalutazioni. Servono, invece, una prevenzione intelligente, il controllo del territorio, una risposta giudiziaria certa».

 

La minaccia anarchica, un evergreen, direi. Avete abbassato la guardia contro gli anarcoinsurrezionalisti?

«La minaccia anarcoinsurrezionalista è presente da sempre, purtroppo. Ricordo il 2001, la vigilia del G8, l’attentato contro Roberto Adinolfi, dirigente di Ansaldo (2012), l’anno in cui presero di mira il festival di Sanremo per il caso Cospito (2023), in mezzo decine di attentati e sabotaggi. La prevenzione non ha mai abbassato la guardia ma è molto difficile incastrarli per la natura stessa dell’organimzione. Servono cooperazione informativa, analisi e investigazione per intervenire prima che la minaccia si traduca in azioni violente. Quella anarchica è una minaccia latente che si riacutizza a seconda del contesto sociopolitico e può degenerare. Su questa analisi tutte le parti politiche dovrebbero convergere».

 

Il Decreto Sicurezza approvato: per la maggioranza è una stretta necessaria; per le opposizioni dimostra la mania securitaria del governo. Secondo lei?

«Credo che le nuove norme siano utili ai fini della deterrenza. II tema, in generale, è rendere più efficace la prevenzione e dare gli strumenti aggiuntivi per evitare che le violenze organizzate trasformino manifestazioni pacifiche in guerriglia. II legislatore interviene per chiarire, tipizzare meglio (i reati, ndr) e rafforzare la risposta per migliorare il quadro procedurale. Tutto questo per tutelare manifestanti e forze dell’ordine».

 

Il fermo preventivo di 12 ore è utile contro le violenze?

«Uno strumento in più per le forze di polizia per intervenire in modo mirato su chi rappresenta un rischio».

 

Si rischia di rivedere casi come quello della caserma Bolzaneto?

«L’articolo 7 del decreto mi pare sia molto chiaro, precisoepuntuale. Si parla di fermi in determinate circostanze e in prossimità di tempi e luoghi con un corteo o una manifestazione».

 

A Torino hanno identificato oltre 700 persone “sospette” prima del corteo. Perché erano al corteo?

«Non so chi abbiano identificato. In questo Paese si arresta solo in presenza di un reato appena commesso e per cui è previsto l’arresto. Se fosse stato possibile quelle persone sarebbero state isolate. Ora con il fermo possiamo farlo con la garanziadel magistrato. Il fermo di 12 ore ci dà uno strumento in più in tempi come questi».

 

È una norma applicabile?

«Lo è se sarà accompagnata con ciò che la rende applicabile: procedure chiare, risorse- uomini in più e addestrati anche tra i magistrati – mezzi e logistica, cioè spazi idonei per gestire le 12 ore».

 

Vorrebbe modifiche?

«Vorrei che il magistrato fosse in servizio con noi sul posto mentre fermiamo i sospetti. La magistratura è garante dell’interpretazione legislativa. Sarebbe tutto più garantito».

 

E il registro per la legittima difesa dove iscrivere chi si è “difeso” in attesa del giudizio del pm?

«È importante che sia una norma che vale per tutti. E vero che anche adesso il pm può subito valutare una legittima difesa senza iscrivere al registro degli indagati. D’ora in poi, però, chi ha usato l’arma avrà sicuramente la possibilità di partecipare agli accertamenti per la propria difesa senza l’obbligo di essere indagato. Insomma, leva la discrezionalità al magistrato che poi deciderà come precedere in base agli elementi raccolti».

 

Le baby gang sono oggettivamente un problema. Come valuta le norme su lame e coltelli?

«Altro tassello utile. Troppe lame in giro, c’è un’urgenza sociale e occorreva dare un segnale. Tutto ciò non risolverà il problema ma impegnerà tutti, famiglie e scuola, ad avere più responsabilità».

 

Di nuovo i reati come soluzione del problema…

«Questo è solo un pezzetto della soluzione. Servono i servizi sociali e il presidio del territorio che intercetta il disagio. Poi serve anche la certezza della norma penale».

 

Dal Decreto Rave a oggi, cinque Pacchetti Sicurezza, 52 nuovi reati, 64 aggravanti, 500 anni di carcere in più. Siamo più sicuri?

«La sicurezza non cresce con il numero delle norme e dei reati. Cresce se ci sono organici adeguati, strumenti idonei, se la risposta giudiziaria è rapida e credibile. La differenza la fa la qualità dell’attuazione della norma e degli investimenti dedicati, dalla formazione del personale alle tecnologie disponibili ai presidi operativi. Parliamo di una filiera istituzionale. Non di qualche reato in più».

 

Si stanno dando massimi poteri alle forze di polizia. È d’accordo con la bodycam sulle divise?

«Certo, la bodycam è strumento di trasparenza e tutela reciproca, aiuta a ricostruire i fatti, identificare le persone violente e riduce le strumentaliz.7azioni. Utile sempre, anche nei servizi ordinari».

 

La magistratura, dice la premier, «smonta» il lavoro delle forze dell’ordine ed è parte del problema sicurezza.

«Personalmente eviterei la contrapposizione con magistratura. Magistratura e forze di polizia sono funzioni differenti e complementari dello Stato di diritto. Procura e polizia giudiziaria sono le due facce della stessa medaglia. Guai metterle una contro l’altra»

 

intervista Quotidiano Nazionale