Negli ultimi giorni, i fatti avvenuti a Torino hanno riportato con forza al centro del dibattito pubblico un tema che non può più essere eluso: l’aumento delle violenze in piazza, con dinamiche che sempre più spesso degenerano in scontri e aggressioni ai danni delle Forze dell’ordine.
Nel corso di diversi interventi televisivi e radiofonici, è stata evidenziata con chiarezza una tendenza preoccupante: manifestazioni nate sotto il segno del dissenso vengono talvolta infiltrate o condizionate da gruppi organizzati di facinorosi, che agiscono con modalità coordinate, puntando allo scontro, alla devastazione e alla delegittimazione dell’azione dello Stato.
Non si tratta di comprimere il diritto costituzionale di manifestare, che resta un pilastro della nostra democrazia, ma di difenderlo concretamente, impedendo che venga “sequestrato” dalla violenza e trasformato in un pretesto per condotte criminali.
In questo quadro, emerge la necessità di un approccio lucido e responsabile:
condannare senza ambiguità la violenza e distinguere con fermezza chi esprime un dissenso legittimo da chi utilizza la piazza per alimentare illegalità e caos.
Per queste ragioni, si condivide l’esigenza di rafforzare gli strumenti di prevenzione e contrasto nei confronti di gruppi organizzati di facinorosi, nella piena cornice costituzionale, affinché chi opera per la sicurezza del Paese non venga lasciato solo e affinché le Forze di polizia possano svolgere il proprio compito senza essere trasformate in “bersagli mobili” della violenza e dell’illegalità.
Le registrazioni degli interventi raccolti in questo post intendono offrire un contributo di analisi e riflessione: non per alimentare contrapposizioni, ma per ribadire un principio essenziale e non negoziabile: la sicurezza è una condizione di libertà e la libertà, senza legalità, non può reggere.