Oggetto: Consiglio di Amministrazione – merito, responsabilità e sacrifici – il dovere di scelte trasparenti.

 

Signor Capo della Polizia,

i Funzionari della Polizia di Stato guardano al Consiglio di Amministrazione come ad un passaggio centrale di riconoscimento del lavoro svolto e delle responsabilità assunte nel corso degli anni. Un momento dal quale la categoria si attende un segnale chiaro e concreto di attenzione verso chi ha garantito, spesso in silenzio, la piena funzionalità dell’Amministrazione, sostenendo carichi di lavoro crescenti, raggiungendo risultati operativi rilevanti e affrontando sacrifici personali e familiari imposti dalle esigenze di servizio.

La categoria continua tuttavia a pagare l’assenza di una visione complessiva sul proprio percorso professionale. Manca un impianto di regole certe, stabile e condiviso che definisca criteri uniformi di crescita, chiarendo cosa l’Amministrazione richieda ai funzionari e quali siano, in modo trasparente, i requisiti per l’accesso alle qualifiche superiori. A ciò si affianca una gestione non equilibrata del rapporto tra anzianità e merito, che finisce per non valorizzare adeguatamente né l’esperienza maturata nel tempo né le competenze e le professionalità dei più giovani.

Oggi i funzionari non sono messi nella condizione di sapere quali esperienze siano considerate realmente indispensabili, quali capacità professionali, gestionali e relazionali vengano effettivamente valutate e quali parametri debbano essere soddisfatti per avanzare di carriera. Ancora più grave è la disparità di trattamento che si registra all’interno della categoria: ad alcuni viene richiesto un continuo adattamento a incarichi complessi e a contesti territoriali difficili, con pesanti ricadute personali, familiari ed economiche, mentre ad altri tali sacrifici non vengono richiesti e/o riconosciuti ai fini della valutazione.

Questa disomogeneità produce fratture profonde all’interno della categoria, alimenta sfiducia, genera demotivazione e determina ingiustizie evidenti che incidono in modo diretto sul clima interno e sulla tenuta professionale dei funzionari.

L’assenza di criteri chiari, trasparenti e vincolanti nei procedimenti di avanzamento costituisce una criticità strutturale che la categoria non è più disposta a subire. Un sistema fondato su valutazioni eccessivamente discrezionali, non ancorate a parametri oggettivi e verificabili, non garantisce equità e non tutela il merito. È indispensabile assicurare a tutti una base di partenza omogenea e prevedere percorsi di formazione e aggiornamento seri, periodici e realmente valutabili, in grado di rendere il giudizio comprensibile e fondato su elementi concreti.

Questa Associazione ha più volte denunciato le distorsioni prodotte dalla variabilità dei criteri adottati negli scrutini e dal peso sproporzionato attribuito alla componente discrezionale della valutazione, soprattutto quando essa non trova riscontro né nei punteggi oggettivi né nel percorso professionale effettivamente svolto. Un simile impianto penalizza chi lavora con continuità e responsabilità e mina la credibilità complessiva del sistema di valutazione.

L’approccio che di fatto si è consolidato, spesso definito “a due velocità”, risulta inaccettabile: indulgente verso alcuni e fortemente penalizzante verso altri, è incompatibile con qualsiasi principio di imparzialità. La categoria chiede regole uguali per tutti, criteri certi e applicati in modo uniforme, senza margini di discrezionalità tali da alterare l’esito delle procedure e da rendere le decisioni difficilmente comprensibili e giustificabili.

È necessario avviare senza ulteriori rinvii una revisione complessiva degli strumenti di valutazione della professionalità e dei risultati, superando definitivamente l’attuale impianto, che non riesce a rappresentare in modo adeguato il contributo effettivo dei singoli funzionari. Occorre dotarsi di indicatori di prestazione in grado di rendere realmente valutabile l’apporto che ciascun funzionario fornisce all’ufficio di appartenenza, tenendo conto delle specificità operative e delle responsabilità assunte. Allo stesso tempo, deve essere assicurata una valorizzazione chiara e trasparente degli incarichi più complessi e gravosi svolti nei diversi settori operativi.

In questa prospettiva, si rende indispensabile anche una revisione del sistema premiale, che superi logiche parziali e selettive e consenta a tutte le professionalità, e non solo a quelle operanti in settori tradizionalmente più visibili, di accedere a forme di riconoscimento coerenti con l’impegno, la qualità del lavoro svolto e i risultati conseguiti.

Solo attraverso regole certe e trasparenti sarà possibile riconoscere pienamente le esperienze professionali maturate, le capacità dimostrate nella direzione degli uffici, nella gestione del personale e nella conduzione di contesti operativi complessi, spesso caratterizzati da situazioni di emergenza. Devono essere parimenti valorizzate la disponibilità al sacrificio, l’assunzione di responsabilità, l’equilibrio decisionale e la capacità di adattamento che da sempre contraddistinguono i funzionari della Polizia di Stato.

Va ribadito con forza che il Consiglio di Amministrazione non rappresenta un mero adempimento burocratico, ma uno snodo decisivo che incide direttamente sulla motivazione dei funzionari. Una motivazione che si riflette sull’efficacia dell’azione complessiva della Polizia di Stato e sulla sua capacità di rispondere alle pressioni operative e istituzionali cui è quotidianamente sottoposta.

Per queste ragioni, la categoria chiede con forza che i lavori della Commissione di avanzamento siano improntati a criteri rigorosi di oggettività, trasparenza e verificabilità, tali da vincolare le decisioni a elementi concreti e riscontrabili. Solo in questo modo sarà possibile garantire scelte comprensibili, ricostruibili e realmente eque, ricostruendo credibilità al sistema di valutazione e fiducia ai funzionari della Polizia di Stato.

Enzo Marco Letizia

 

Lettera Capo Polizia 21 gennaio 2026_Cons_amministrazione